Fisiologia dell’ Erezione

L’ erezione del pene è un fenomeno complesso che coinvolge diversi sistemi del corpo umano e che implica quindi una regolazione multifattoriale: ormonale, psichica, endocrina, neurogena e vascolare. Tutti questi fattori intervengono contemporaneamente sul sistema vascolare del tessuto erettile contenuto nei corpi cavernosi del pene.
Il processo che porta all’ erezione del pene inizia nel cervello, precisamente dal sistesa nervoso parasimpatico, e coinvolge poi il sistema vascolare. Grazie ad una stimolazione sessuale, i neurotrasmettitori (le molecole che consentono alle componenti del sistema nervoso di comunicare tra loro e con le cellule dei tessuti di destinazione degli impulsi) vengono emessi lungo i circuiti di attivazione e disattivazione della risposta erettile del pene; in relazione a quale delle due attività domina, si attiverà o disattiverà il processo erettile. Nella rete vascolare peniena l’attività viene anche sostenuta dalla liberazione di molecole vasodilatanti quali il biossido e l’ossido d’azoto (NO2 e NO) che agiscono attivando l’adenilciclasi, l’enzima che ottiene il cGMP dal GTP convertito in GDP; tale processo è mantenuto in adeguato equilibrio da un secondo enzima, la 5-fosfodiesterasi, che che trasforma il cGMP in GMP disattivando il processo di vasodilatazione.
I grandi protagonisti dell’ erezione sono poi i corpi cavernosi e la tunica albuginea che li avvolge. Oltre a questi, un ruolo fondamentale lo hanno pure le arterie dorsali e cavernose, che hanno la funzione fondamentale di aumentare in maniera veramente notevole la loro portata di sangue in modo da assicurare al pene la quantità necessaria di sangue perché esso possa gonfiarsi ed irrigidirsi. Le tre fasi che portano all’ erezione del pene sono le seguenti:
- Fase flaccida: i sinusoidi che compongono il tessuto spongioso dei corpi cavernosi sono contratti e di conseguenza in questa fase le dimensioni del pene sono inferiori;
- Fase di tumescenza: il pene si prepara all’ erezione aumentando di volume (sia in lunghezza che in circonferenza) attraverso una modificazione dei sinusoidi del corpo cavernoso che passano da uno stato di contrazione ad uno stato di rilassamento. Contemporaneamente a questa modificazione, però, deve avvenire un radicale aumento del flusso sanguigno alle arterie che portano al pene, che si traduce in un radicale aumento della pressione interna nei corpi cavernosi;
- Rigidità: a questo punto entra in funzione la tunica albuginea, che riveste i corpi cavernosi, ed, essendo inestensibile, fa sì che l’aumento di volume del pene si trasformi in rigidità. Accade infatti che le vene che portano via il sangue dai corpi cavernosi scorrano alla loro periferia, trovandosi così compresse tra il tessuto spongioso dei corpi cavernosi stessi e la tunica albuginea inestensibile che li avvolge, in modo tale che il sangue non possa più uscire dai sinusoidi del corpo cavernoso. In questo modo il corpo cavernoso si trasforma in un sistema chiuso e la pressione al suo interno continua a crescere, dando quindi luogo alla rigidità che compete all’ erezione.

